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Spolvera le pietre

Conosce - e sa fiabescamente intrattenere - sulla sabbia;
ne ha incontrate nei suoi viaggi di diverse granularità,
colori, provenienza. Ed anche profumi, mi dice.

La sabbia antica, Alfredo, è quella molto fine; sembra quasi
talco anche se proviene da calcari, ardesie o graniti.
Centinaia di milioni di anni hanno concorso a formarla; intere
montagne si sono arrese al vento, al caldo rovente del giorno
e del profondo gelo delle notti. Città antichissime e preumane,
si arresero agli eoni, e la polvere delle ossa di chi le edificò
si è soltanto aggiunta alle infinite dune.

La sabbia più colorata che conosco è quella della Mongolia e
di quel luogo oggi chiamato Arizona. E' sabbia recente, grossolana
certo, ma una vera sinfonia per gli occhi. Somiglia alle scarse
montagne d'intorno ancora vincenti sulla mai dòma erosione
le cui valli ed i cui burroni, riempie. Strati diafani o a tinte forti;
policromi e mutevoli come se fossero sabbie frutto di arcobaleni
precipitati sulla terra per chissà quale blasfemo peccato.

Ed i profumi, Alfredo! Ah, i loro profumi! Le sabbie dell'Africa
mediterranea posseggono i sentori dell'argan e dell'oppio,
mentre nelle sabbie d'Arabia indovini - prestando la dovuta
attenzione e meditativo silenzio - le dolci sfumature del
kat e degli incensi appena regalati dal millenario albero
nel regno del Wadi Dawkah.

Forse mi racconterà altro.


Alf

Pubblicato il 10/11/2020 alle 16.53 nella rubrica Diario.

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