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Diario


22 settembre 2018

Involuzioni

Ho da poco terminata la lettura del trattato
"De Vulgari Eloquentia" di Dante Alighieri,
curato ed annotato da Sergio Cecchin.
Un volume smilzo che si trova anche in
Internet; ma io preferisco da sempre le
edizioni cartacee.
E' un trattato che l'Alighieri scrisse all'incirca
nel 1304, descrivente l'evoluzione della lingua
dei Latini fino al Volgare colto.
Mi ha colpito - fra gli altri - l'incipit del paragrafo
XII° del Libro Primo, che - dato il suo essere
autoesplicativo - qui riporto:

"Abbiamo, per così dire, tolto la pula ai volgari italiani:
facciamo ora un confronto fra quelli che sono rimasti
nel vaglio e scegliamo rapidamente il volgare più onorevole
ed onorifico. Consideriamo anzitutto il siciliano: vediamo
infatti che questo volgare arroga a sé una fama superiore
agli altri volgari, sia perché col nome di «siciliana» viene
indicata tutta la produzione poetica degli Italiani, sia perché
troviamo che molti maestri nativi di Sicilia hanno composto
poesia elevata...
"

E - certo - ciò è legato al termine del paragrafo XI° del Libro Primo:

"Eliminiamo anche i Sardi (che non sono Italiani, ma sembrano
accomunabili agli Italiani) perché essi soli appaiono privi di un
volgare loro proprio ed imitano la «gramatica» come le scimmie
imitano gli uomini ...
"

Dopo molti secoli da quel 1304, alcuni scrittori italiani vollero
andare a "sciacquare i panni nell'Arno", quando già Dante
individuava la Cultura espressiva nel Volgare del Sud Italia.

Che brutta fine ha fatto il meridione di questa nazione, dopo che
i diversi popoli - Greci, Romani, Arabi, Svevi ... - costruirono
siffatte accademie.


Alf




permalink | inviato da Ricciotti il 22/9/2018 alle 13:7 | Versione per la stampa
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