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Ricciotti
Neo Zotico Inferiore


Diario


31 maggio 2018

Tocco elegante

Nella mia vita, sono stato molto fortunato: Ho incontrate
soltanto donne che sapevano gentilmente come prendermi
e come lasciarmi. Anche nei loro eventuali egoismi;
accade, talvolta.
Sempre con serenità e dolcezza.

Proprio come sanno fare i gatti.

Alf




permalink | inviato da Ricciotti il 31/5/2018 alle 18:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 maggio 2018

Esperimento di dissociazione cognitiva

Dovevate studiare e farvi un genuino bagaglio culturale
quando eravate giovani, invece di dormire, farvi le canne
e vivere da eterni vacanzieri fricchettoni.
Ora, è troppo tardi: Vedete di non rompere il cazzo, eh?



Alf: Come è possibile risponderti quando scrivi e parli
attraverso degli slogan?
Slogan e declamatorie dalle quali è evidente una notevole
carica di astio. Di livore e di risentimento.

Alf: Io che sono te stesso, la tua inscindibile ombra,
mi trovo in difficoltà; dapprima penso alla totale rinuncia
ed a lasciarti al tuo  sterile monologo; non ritengo
tu abbia volontà di ascolto.
Impieghi un linguaggio aggressivo - violento, talvolta -
che è inseparabile dal contesto che vorresti denunciare.
Eppure rimugino sul "a chi giova?"; a chi ti riferisci, Alf?

Ecco; devi avere il coraggio, anche nelle opportune sedi,
di rivelarti. Lo scrivo per l'onesta necessità di chiarezza.

Saresti altrimenti ridotto alla farneticazione di chi è preda
della improduttiva frustrazione.
Tieni a mente che è te stesso che ti consiglia. Bisbigliando.
L'unica persona che ti vuole bene.


Alf




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27 maggio 2018

Equazioni versus Sensazioni

Non è per superficiale cattiveria; non avevo genuine alternative.

Il tuo mass body index, è superiore a ... ; ciò vuol dire che
mangi troppo; più del necessario. Sei un ingordo.

Vivi e prosperi grazie alle intercessioni del tuo prete;
delle tue pluriennali amicizie di parrocchia; sei un ruffiano.
E così lo fu per i tuoi genitori.

Il tuo salario proviene da innominabili attività da prestanome
di delinquenti; come individui od in associazione.
Sei un mascalzone ed un lurido parassita.

Tutto ciò entra e rientra nei miei sistemi di equazioni;
razionale e comprensibile percorso per escludere
nocive e predatorie frequentazioni umane.

E funziona assai bene;
molto meglio delle vostre arbitrarie "sensazioni".

Alf




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25 maggio 2018

Millenni

Sono così stanco,
mortalmente sfinito, credimi
di continuare a giocare,
con questo antico arco
e delle eteree frecce.

Prova a darmi un vero motivo,
una reale ragione,
per amarti davvero.

Alf




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24 maggio 2018

Trasmetti_RoR

Auguri, Radio Onda Rossa.
41 anni di trasmissioni libere, senza padroni e padrini.
Daje!

Alf




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23 maggio 2018

Erosione

Sconosciuto gattino; piccoletto mio.
Non è stata l'automobile che ti ha investito, ad ucciderti;
ma l'essere umano che la conduceva.
Non ce l'aveva proprio con te, credo.
Avrebbe ucciso chiunque altro:
Un cucciolo di cane, un cucciolo di donna,
un altro cucciolo di gatto.
E chissà quanti altri sono stati, da quel guidatore
- quella guidatrice - uccisi, nel passato.
E quant'altri lo saranno nel futuro. Forse già da domani.

Nessuno saprà nulla di te, gattino mio; sei stato ucciso
in Via di Tor Vergata - angolo Via Casilina - e resterai
assolutamente anonimo. Già sei stato dimenticato.

Ma io mi sono fermato; ho preso la busta che porto sempre
con me nello zainetto, mi sono tolto il maglione e la maglietta;
e con quest'ultima, ti ho avvolto, messo delicatamente nella
busta ed accompagnato alla tua ultima destinazione.
Ho pregato il tuo Dio, in tua vece, amico mio; ho pianto un poco.
Altro non potevo fare: Addio.

Alf




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20 maggio 2018

Il dolore della Madre

Dove è volato il mio ragazzo?

Figlio mio, viscere delle mie viscere, cuoricino
del mio cuore, uccellino del povero cortile, fiore
della mia solitudine.
Dov'è volato il mio ragazzo, dov'è andato, dove mi lascia?
Senza uccellino è la gabbia, senz'acqua la fontana.
Come hanno potuto chiudersi i tuoi occhi da non vedere
che sto piangendo e non ti muovi, non ascolti le parole
amare che ti dico?

Labbro mio fragrante.

Capelli ricciuti sopra i quali facevo passare le dita
le notti mentre dormivi ed io vegliavo al tuo fianco.
Ciglio mio dall'arco perfetto e finemente cesellato
camera dove il mio sguardo si annidava a riposare.
Occhi come dardi nei quali si rifletteva la vastità
del cielo mattutino ed io studiavo che non li
offuscasse il pianto.
Labbro mio fragrante che appena parlavi sbocciavano fiori
dalle pietre e dagli alberi secchi ed usignoli si
alzavano in volo.

Un giorno di Maggio mi hai lasciato.

Un giorno di Maggio mi hai lasciato; un giorno di
Maggio ti perdo
in primavera, figlio, la primavera che amavi e solevi salire
sulla terrazza a guardare e, senza poterti saziare,
succhiavi coi tuoi occhi la luce del creato.
E mi raccontavi con voce dolce, calda e virile
tante e tante cose che non bastano i ciottoli della spiaggia.
E mi dicevi, figlio, che tutte quelle cose, così belle cose,
sarebbero state nostre, ed ora sei spento e si sono spenti
la nostra luce e il fuoco.

Sei tramontata, stella mia.

Sei tramontata, stella mia, è tramontato tutto il firmamento.
Ed il Sole, gomitolo tenebroso, ha riavvolta la sua luce.
Passa gente e mi urta, passano i soldati e mi calpestano,
ma io, il mio sguardo non si volge; il mio sguardo
non si stacca da te.
Il soffio del tuo respiro lo sento sulla mia guancia,
Ah!, ed una luce, una grande luce scorre sul fondo della strada.
I miei occhi li asciuga una mano di luce,
Ah!, e le tue parole, figlio mio sono scese nelle mie viscere.
Ecco: mi sono alzata; le gambe ancora reggono:
una luce radiosa, mio prode, mi ha sollevata da terra.
Ora sei rivestito di bandiere.
Bimbo mio, dormi, tu.
E traggo io ai tuoi fratelli, e prendo la tua voce.

Eri buono, eri dolce.

Eri buono, eri dolce, ed avevi ogni grazia,
tutte le carezze del vento, tutte le viole del giardino.
Il piede dal passo leggero come di tenero cerbiatto,
calcava la nostra soglia e riluceva come oro.
Prendevo giovinezza dalla tua giovinezza ed ancora riuscivo
a sorridere, non temevo la vecchiaia, disprezzavo la morte.
Ed ora dove mi aggrapperò, dove mi appoggerò, dove mi riparerò,
che sono diventata un albero secco in un campo coperto di neve ?

Stavi alla finestra.

Stavi alla finestra e le tue possenti spalle
escludevano tutta l'entrata; il mare, i pescherecci.
E la tua ombra come un arcangelo inondava la casa
e lì sul tuo orecchio brillava la mimosa di Espero.
Ed era la nostra finestra la porta del mondo intero
e si apriva sul paradiso dove fiorivano le stelle, luce mia.
E quando stavi lì e guardavi accendersi il tramonto,
tu sembravi un timoniere e la stanza una nave.
E nella tiepida e azzurra serata, oh-issa,
mi facevi navigare nella bonaccia della Via Lattea.
Ma la nave è naufragata e si è spezzato il timone
e nell'abisso del mare ora mi aggiro sola.

Avessi l'acqua dell'immortalità.

Avessi l'acqua dell'immortalità, avessi un' anima nuova,
per darle a te, per risvegliarti anche solo per un istante,
per darti vista e parola, per farti godere tutto quanto
il tuo sogno che stia pieno di vita accanto a te, al tuo fianco.
Rintronano strade e piazze, balconi e vicoli
e le ragazze ti sfogliano petali di fiori sui capelli.
Con le tue due piccole mani mille volte accarezzate
abbracciavo tutta la terra e tutto era per me.

Figlio mio dolce, tu non ti sei perso

Figlio mio, dov'era scritto, ohimè, e quale Destino aveva stabilito
che tanto dolore, che tanto fuoco, mi divampasse in petto ?
Figlio mio dolce, tu non ti sei perso, ohimè, tu esisti dentro le mie vene.
Figlio mio, nelle vene di tutti entra profondamente, e vivi.


1937, di Yannis Ritsos


Alf




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18 maggio 2018

Roma: Il Roseto




Alf




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16 maggio 2018

D'Alto Bordo

Lunghi capelli ben oltre le spalle, tacchi alti che rendono
precario il normale camminare su terreni che non siano i
corridoi e le sale di uffici; abiti troppo stretti oppure troppo
larghi che ostacolano qualunque attività lavorativa.
Mani con unghie lunghe e le ore passate ad impiegare i
cosmetici.

Quello che vuole comunicare una donna così conciata,
è semplice:"Io non debbo lavorare, per vivere; ho chi
provvede alle mie necessità economiche e debbo
svolgere soltanto compiti e ruoli di rappresentanza".

Alf




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11 maggio 2018

Se non ci rido, quantomeno ne sorrido

Nel 1986, arrivai a pesare 125 Kg; lo so, pure io
fatico anche soltanto a ricordarmelo ed a crederci.
Oggi pomeriggio ci ripensavo, ed alla memoria mi
sono tornati due episodi singolari connessi a quel periodo.

Durante una manifestazione a Roma, mi misi a correre
insieme a tutti gli altri sotto la galleria che unisce
Via Nazionale a Via del Tritone. A metà percorso inciampai
e caddi rovinosamente, lacerandomi il mio fichissimo
giubbotto di jeans.
Mia sorella - che era con me - ancora se lo ricorda ...

Qualche mese dopo, durante una occupazione dell'istituto
di Fisica Nuova alla Università "La Sapienza" (quello di fianco
all'Istituto di Matematica), correndo per entrare in un'aula
al primo piano, venni spinto lateralmente; mi schiantai
così contro una enorme porta a vetri, frantumandola.

E' meglio non correre, quando si è ciccioni.


Alf




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