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Diario


4 aprile 2020

Cronache di Ponteghiro

Il piccolo comune di Ponteghiro, ha un bel cartello robusto
ben fissato proprio appena fuori dell'antica Porta Volsci:

"Ponteghiro: abitanti 203
 Nei giorni festivi: 315"

Ma Ponteghiro - dagli storici avversari di Fossa D'acero - era
da sempre indicata come una semplice frazione di Sassifrago
e - per la verità - tali erano stati Ponteghiro e Fossa D'acero
fino al secondo decennio seguiti agli anni del Contagio.
Frazioni subcittadine del Comune di Sassifrago, che faceva ben
1136 abitanti (1244 nei giorni della Sagra del fico e della mora).

Geppo viveva bene, tutto sommato; era nato a Sassifrago 36 anni
prima, ma si sentiva Ponteghirino da sempre. Si era mosso poco,
in gioventù e quando era ancora possibile, ma non gli era mai pesato.
Almeno fino a quando le guardie statali non lo avevano fermato e
rispedito a calci a casa mentre si recava al suo podere per
zappettare e dar da mangiare a Bella, Zio Rino e le comari Cocò.
Che rispettivamente erano vacca, maiale e galline.
Ah, anche Gina; l'oca guardiana (oca che Geppo considerava come lui,
dato che aveva quel mestiere).
Geppo insomma aveva un problema.
Il suo piccolo campo - podere, come egli lo chiamava - era appena
400 metri da casa sua; ma proprio all'interno del comune di quei
mangia-bietole di Fossani.
Non poteva lasciare chiusi e senza acqua e cibo i suoi animali
per più di due giorni; assolutamente impensabile.

(continua ... ?)

Alf




permalink | inviato da Ricciotti il 4/4/2020 alle 16:52 | Versione per la stampa
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